sabato 17 dicembre 2016

Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia

Numerose le opera di rilievo che non avevo avuto occasione di ammirare in una precedente visita data la chiusura di numerose sale. Si inizia coi Borghesi di Calais di Rodin passando per il decadentismo di Marius de Maria e la sua Egloga tornando alla scultura con Wildt Carattere Fiero – Anima Gentile. menzione d’onore per il pezzo forse più famoso del museo, la Salomè di Klimt e affatto diversa bellezza femminile nella sensuale Venere nascente, circondata da paffuti amorini, di Ettore Tito. 




























Meno inquietante del solito Khnopff con un ritratto femminile e simbolismo religioso nel Giogo di Chini, dove le fatiche dell’uomo e degli animali nell’aratura dei campi sono riecheggiate in un cielo filamentoso dalla figura di Cristo che porta la croce. Ancora Rodin con il celeberrimo Pensatore e numerosi altri pezzi di Wildt, sempre pregevoli. Splendide le Signorine di Casorati, in particolare la giovane in abito azzurro.



 Belle opere di Arturo Martini tra le quali la Natività di Maria. Ritorno dai campi di Carrà e Ragazza con scodella di Sironi. Un nudo di Bonnard e poi la bella Donna al caffè di Donghi, icastica definizione di tempo sospeso che sembra essere trattenuto anche dalle dita intrecciate in grembo. Piacevole sorpresa ritrovare uno degli indecifrabili “paesaggi” di Tanguy mentre le sale successive escono dal radar dei miei gusti.

LIBERTY IN ITALIA - PALAZZO MAGNANI Reggio Emilia

Mea culpa: non avevo verificato gli orari di apertura ma al momento dell’acquisto del biglietto (intorno a mezzogiorno) non sono stato avvertito che la chiusura sarebbe avvenuta alle 13, con lunga pausa sino alle 15, e così, appena iniziata la visita, sono stato avvisato dal personale che di lì a poco sarei dovuto uscire. Sarebbe opportuno non dimenticare che ci sono visitatori (quorum ego) che vengono da lontano e che non possono tornare o trattenersi a loro piacimento. Un po’ più di attenzione e professionalità non guasterebbero. Sono comunque tornato alla riapertura per completare la visita e la prosecuzione non ha mantenuto le aspettative che erano state sollevate all’esordio.
Non chiarissimo l’inizio del percorso espositivo e particolarmente fastidiose le etichette esplicative su carta lucida che complice una illuminazione scarsa ma sapientemente orientata creavano un riflesso tale da renderle leggibili solo con diverse contorsioni. Di estremo interesse comunque la sezione dedicata alla grafica con esemplari di alcune storiche riviste del primo novecento. Tra i dipinti un pastello di Arturo Noci Ritratto (Ritratto in Giallo) che ha un che di whistleriano nella posa e trattamento dell’abito della modella, cui fa da corona una testa da eroina preraffaellita. Spiccano vivide le pupille della donna catturate ne L’attesa di Enrico Lionne. I toni scuri dell’abito che occupano il centro della tela sono ravvivati da una sciabolata di verde che “taglia” il vestito e da sgargianti fiori che occhieggiano dal margine superiore del quadro. Fonti di luce sono le mani e il magnetico viso della modella.















Simbolismo alla Toorop nella Ragazza con Lira di Paschetto (1908) mentre si conferma una volta di più la mia predilezione per Casorati con un suo Nudino (1913). Un’ode alla bellezza muliebre è Sogni di Primavera di Gino Piccioni. Per la scultura, una corrucciata Vittoria del Piave del 1917 con una testa foriera di certe mascelle mussoliniane e ancora grafica con diverse belle affiches, tra le quali un inaspettato Corcos illustra le virtù delle pastiglie Paneraj.


STORIE DELL'IMPRESSIONISMO - Treviso, Museo di Santa Caterina

Fantin-Latour Ritratto di Eva Callimachi-Catargi lo sfondo neutro concentra l’attenzione sui bianchi dell’abito e le tonalità di rosa della scollatura, viso e mani della modella. Notevole il contrasto con la capigliatura corvina e le ombre degli occhi.




























Ammetto che è difficile mostrare qualcosa di nuovo parlando dell’impressionismo vista la quantità di mostre riconducibili al movimento ma in questo caso pare proprio che siano stati raccolti esempi sotto certi aspetti “minori” pur se di mano dei grandi maestri della corrente in specie se raffrontati alle classiche vedute di Hiroshige e Hokusai (che rimangono i pezzi più interessanti della mostra) e alle opere della Scuola di Barbizon o addirittura accademiche (Ingres, Bouguerau). Da menzionare comunque il sempre straordinario effetto di luce sulla Scogliera a Etretat e la sensazione di gelo che promana dall’effetto di neve sui covoni di Monet oltre ad un paio di Sisley.



Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco - Palazzo Reale – Milano

Diversi minuti di attesa (ma ben poco rispetto a quanto dovevano aspettarsi gli interessati a Escher) e poi l’accesso alla mostra su Rubens. Per quanto il barocco non sia certo il movimento che più apprezzo, alcune delle tele in esposizione non possono lasciare indifferenti. Filo conduttore delle opere selezionate era l’influenza dei nostri grandi maestri sul fiammingo e, di converso, quella esercitata da Rubens sui più giovani pittori italiani. Particolarmente michelangiolesco il possente Cristo Risorto, una sorta di vigoroso atleta mentre alquanto discinta appare la Maddalena nel Compianto sul Cristo Morto. Un evidente esempio di riproduzione della statuaria antica – il volto, in particolare – nel San Sebastiano soccorso dagli Angeli mentre il Sansone dipinto nella tela della sua cattura richiama il pagano Ercole.



























Tra gli esempi d’influenze rubensiane sui nostri artisti – non indimenticabili a mio avviso – una Fucina di Vulcano di Luca Giordano ed un magniloquente e impostato Ercole dopo l’uccisione dell’Idra di Guido Reni.