mercoledì 15 giugno 2016

Se Maometto non va alla montagna …

Fra le molte collezioni d’arte sparse per il mondo che mi riprometto di visitare l’Ermitage non è la più distante o disagevole ma, complice anche uno scarso interesse per la nazione che la ospita, non mi sono mai deciso a concretizzare il proposito, e temo che tale resterà anche per il futuro. 
Capita dunque più che a proposito l’occasione di vedere un piccolissimo frammento di Ermitage a Torino attraverso la mostra Da Poussin agli impressionisti. Tre secoli di pittura francese dall’Ermitage allestita a Torino, Palazzo Madama (http://www.palazzomadamatorino.it/it/eventi-e-mostre/da-poussin-agli-impressionisti-tre-secoli-di-pittura-francese-dall%E2%80%99ermitage.
Sappiamo dai libri di Tolstoj che l’aristocrazia parlava francese e magari ignorava il russo, e reminiscenze scolastiche fanno emergere dalle brume della memoria la figura di Pietro il Grande il modernizzatore, che fondò appunto San Pietroburgo e destò non poco interesse tra gli Illuministi.
La quantità delle opere non è elevatissima; i nomi di richiamo per i visitatori non “specialistici” sono limitati – una volta di più – ad impressionisti e dintorni, peraltro con pezzi non indimenticabili, con una eccezione di cui dirò in seguito.
Si parte dunque col neoclassicismo, Poussin in primis, di cui segnalo Venere con fauno e putti


















 Un corto circuito della memoria mi viene provocato dalla Nascita di Venere di  Coypel che richiama l’analoga opera di Cabanel, tante volte contrapposta a quella Olympia di Manet dipinta nello stesso anno








Sempre in tema di sensualità ed erotismo ne dà un buon esempio Nattier in Giuseppe e la moglie di Putifarre con un Giuseppe che teatralmente nasconde al proprio sguardo le prorompenti grazie dell’aspirante seduttrice. 



Dagli episodi biblici si torna alla mitologia classica con Van Loo  Perseo e Andromeda



Le bellezze femminili abbondano in questa rassegna: l’incantevole profilo di una delle figlie di Jean-Laurent Mosnier nel suo autoritratto appunto con le figlie  e il fascino che promana dal ritratto di Elisaveta Alekseevna di Vigée-Lebrun.



























Bellezza molto terrena, seppur riferita ad una santa, esaltata, oltre che dal rosso fiammeggiante della fluente capigliatura, dal candore delle carni nude contrapposto al buio della grotta appunto in  Maria Maddalena nella grotta di Jules Joseph Lefebvre



Ancora sensualità e nudità “giustificate” dall’ambientazione classica nella Vendita di una schiava romana di Jean-Léon Gérôme.



Dicevo all’inizio che tra le opere più recenti, scuola di Barbizon e impressioniste, una mi aveva particolarmente interessato: appartiene ad un artista da me ben poco amato ma proprio per questo ancora più apprezzato quando il suo lavoro colpisce nel segno e si tratta di Natura morta con tenda di Cezanne



Forme, colori, composizione creano un luminoso e armonico insieme che cattura l’attenzione dell’osservatore già dalla distanza e la stimola ad indugiare a lungo sui dettagli.

Particolarmente favorevoli le condizioni di visita, avvenuta in un giorno feriale e orario da pausa pranzo; buono l’allestimento con pannelli esplicativi essenziali ma completi e buona visibilità dei dipinti.