giovedì 27 giugno 2013

Luoghi comuni

Non per rinverdire triti luoghi comuni sulla parsimonia dei genovesi, ma spendere 10 euro per la visita di questa mostra m’è parso eccessivo, visto il ridotto numero di opere in esposizione. Tuttavia la mia spiccata predilezione per il primo ‘900 ha trovato viva e vibrante soddisfazione, come direbbe un comico locale, in alcuni lavori degni di nota. Cominciamo con un bel Casorati, Ragazza in Azzurro, con la figura della giovane che sembra emergere dallo sfondo indistinto, anch’esso della stessa tonalità grigio-azzurra, con la freddezza di questo colore contrastata dal rosa delle giovani carni e dalla nota di vermiglio delle labbra. L’improbabile anatomia – ed il colore uniforme – della tipica Figura di Donna di Campigli la rendono simile ad una qualche sorta di divinità, benevola forse ma alquanto distante. A proposito di anatomia, era presente anche Sironi, con una tela della solita cupezza, ma lo erano anche alcuni disegni dove la suddetta tetraggine cede il passo alle tornite forme delle modelle raffigurate. Infine Aligi Sassu che si cimenta, con successo a mio avviso, col tema “Donne al Caffè”.

lunedì 3 giugno 2013

Manet, il Rinascimento e Venezia


Va bene che Venezia è una città d’acqua ma così è veramente troppo. Comunque, pioggia permettendo, ho visitato Manet. Ritorno a Venezia a Palazzo Ducale. Non ho maturato una decisione sul gradimento o meno dell’esposizione incentrata sulle influenze dei nostri maestri quattro/cinquecenteschi sull'artista francese, per quanto vedere a fianco a fianco l’Olympia e la Venere di Urbino conferma la validità del detto “un’immagine vale più di cento parole” polverizzando pagine e pagine di analisi e raffronti critici. Per il resto m’è parsa un poco sottotono presentando comunque opere famosissime (il ritratto di Zola, il Balcone, il Piffero) accanto ad esempi rinascimentali altrettanto validi; di sicuro soddisferà il pubblico più generale attratto dal nome di grande richiamo. Curiosamente, il dipinto che mi ha maggiormente emozionato non appartiene a Manet: è stato un olio su tavola di Antonello da Messina, Cristo morto sostenuto da tre angeli, precariamente conservato ma con un toccante gesto di uno degli angeli che si porta alla guancia la mano del Cristo deposto.