mercoledì 18 gennaio 2012

Ancora un classico







Ancora un classico – seppure di ben altra caratura – è stato oggetto della tradizionale esercitazione della Scuola di Recitazione dello Stabile cittadino in un allestimento che mi ha lasciato davvero perplesso, pur comprendendo tutte le rilevanti difficoltà che si devono affrontare nel mettere in scena un’opera di tale portata. Complice, probabilmente, la particolare natura della compagnia (gli allievi del II anno del Corso di Qualificazione della Scuola di Recitazione) è stato scelto di utilizzare costumi contemporanei (per gli uomini pastrani militari a richiamarne la natura di rudi guerrieri scozzesi) adottando anche talune acconciature simil-punk. Lady Macbeth è stata inspiegabilmente confinata su di una sedia a rotelle (sulla quale, peraltro, piroettava con maestria) forse a rilevarne la natura cerebrale contrapposta a quella più rozza e fisica degli uomini: l’ho trovata ben lontana dal rappresentare un prototipo di dark lady somigliando piuttosto ad una moglie querula e rompiscatole. Aggiungiamo omicidi eseguiti a suon di musica e coreografati come numeri di danza; un medico-psicanalista con regolare accento tedesco a curare i deliri della lady e vari altri episodi sparsi per registrare negativamente questo spettacolo. Nessuno degli attori m’è parso primeggiare o altrimenti distinguersi.