domenica 6 novembre 2011

Gino Severini al MART

Eccomi dunque al MART di Rovereto per una rassegna dedicata a Gino Severini, artista che mi è praticamente sconosciuto se non per le classiche opere contenute in un qualsiasi manuale di storia dell'arte. Si inizia con un bel contrasto tra due autoritratti: un pastello del 1903 ed una versione più tarda, astratta del 1913.



Si passa quindi ad ammirare Al Solco, una sorta di Fattori in salsa divisionista ed una serie di pastelli con ritratti femminili che omaggiano Degas.



In Treno blindato in azione (1915)


la resa schematica dei soldati e l'assenza di definizione dei loro volti li assimila al cannone, analoghe macchine da guerra. La massa metallica del pezzo di artiglieria è evocata nelle sagome dalle linee spezzate dei militari e dal loro essere racchiusi, quasi compressi tra le pareti metalliche del convoglio.
Riesco a superare indenne le altre tele del periodo futurista e mi attardo ad ammirare - finalmente dal vero - la Maternità.


Nonostante qualche incertezza anatomica, l'effetto è notevolissimo e inscrive l'opera nel solco della tradizione classica della resa del soggetto.
Opportunamente corroborato, posso quindi affrontare la sezione successiva che esemplifica la produzione dell'artista nel suo periodo cubista. Come in una doccia scozzese, la figurazione si alterna all'astrazione: nelle sale dedicate al ritorno alla classicità apprezzo le opere in cui Severini introduce le maschere della Commedia dell'arte e una natura morta la cui geometrica rigidità non ne pregiudica il realismo.

Splendido questo ritratto, l'Arlecchino (Ritratto di Nino Franchina)


e quello della figlia Gina. Sono ancora da ricordare le quasi metafisiche nature morte con maschere classiche e la matissiana - anche nel titolo - Odalisca con specchio del 1943.

Doveroso l'omaggio, con rapida visita, alla collezione permanente del MART: Le figlie di Loth di Carrà e la sala dedicata a Novecento. Il realismo magico di Casorati e le desolate periferie di Sironi mi introducono alla metafisica di De Chirico e Savinio oltre che ad una congrua rappresentanza della produzione morandiana. Interessanti anche alcune nuove acquisizioni tra cui un Oppi e La moglie del poeta di Arturo Martini



Le ultime sale, dedicate ad Informale, Pop Art ecc. sono state superate rapidamente: da buon Filisteo reazionario ed ottuso riuscire ad apprezzare il contenuto artistico di queste correnti esula dalle mie capacità