domenica 30 ottobre 2011

Cartellone teatrale 1


Non pago dello scarso feeling col Balzac romanziere, ho deciso di far aprire al Balzac commediografo la mia stagione (da spettatore, s’intende) al Teatro Stabile. In cartellone era previsto Mercadet (L'affarista) spettacolo del quale avevo letto recensioni positive. La mia non lo è altrettanto anche se il giudizio non è completamente negativo. Il primo atto risente della verbosità balzacchiana (e mi è capitato di sentire dei vicini confessare di essersi arresi all'abbiocco) mentre i seguenti acquistano una dimensione farsesca che, pur imprimendo maggior dinamismo allo spettacolo, cancellano gli intenti di critica sociale che dovrebbero essere contenuti nella commedia. In realtà, Mercadet finisce per risultare simpatico con la fertile inventiva sfoggiata per trarsi d'impaccio essendo perennemente sull'orlo della bancarotta, e anche gli  sporadici accenni alla contemporaneità (col ritorno del malcontento generale per l’enorme disparità sociale) non credo riescano a suscitare scintille di indignazione andando così perduti nel flusso della recitazione. Un protagonista ipercinetico e sopra le righe; l'utilizzo di maschere per alcuni personaggi (che forse dovrebbero simboleggiare la finzione dietro la quale molti vivono ma che ho trovato avessero un effetto straniante); una scenografia soffocante fatta di mobili (pignorati) che non muta quasi per tutto il tempo ed una recitazione non brillante dei co-protagonisti appesantiscono una piece che, con un regista diverso, avrebbe forse potuto essere più godibile

martedì 11 ottobre 2011

Lo spettacolo di una mostra


Ingresso privilegiato alla presentazione-spettacolo di Van Gogh e il viaggio di Gauguin, mostra in programma dal prossimo mese di novembre: lunghissimi serpentoni agli ingressi del Teatro Stabile sono stati aggirati – non senza provare un certo senso di colpa – grazie ad un posto riservato cui ho avuto modo di accedere. Una volta di più gli 'addetti ai lavori' locali si sono rivelati incapaci di rispondere alla forte domanda di cultura che questa sonnolenta città riesce comunque ad esprimere. Ma, tornando alla presentazione (la prima del genere cui mi sia occorso di assistere) devo ammettere di non essere riuscito a maturare una opinione ben precisa su quanto mi sia piaciuta. Si trattava, in termini magari eccessivamente semplicistici, di intermezzi musicali e recitati innestati nella presentazione delle tele che verranno esposte. La prima uscita degli attori – peraltro, non eccelsi – m'è parsa un po' troppo “a freddo”, cronologicamente sbagliata e pertanto inadatta ad introdurre il tema della serata. Il racconto della mostra da parte del curatore/regista è stato indubbiamente interessante ma troppo virata verso lo spirituale trascendente: avrei preferito una esposizione più tecnica, con le motivazioni storico-stilistiche dietro la scelta delle opere o il racconto dei contatti con le istituzioni e collezionisti che hanno prestato le tele (una sorta di 'dietro le quinte' o come usa dire oggigiorno il making of della mostra. Gradevoli le musiche originali, eseguite da un trio atipico (flauto/violoncello/fisarmonica) e da un piccolo ensemble, l'Orchestra Filarmonia Veneta