venerdì 30 settembre 2011

Firenze: Rinascimento e Macchiaioli

Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità
Denaro e bellezza è una mostra particolare: indagando sulla relazione tra banchieri, loro committenze, Botticelli e la predicazione di Savonarola espone un numero modesto di pezzi ma creando un corto circuito interessante tra dipinti monete e strumenti utilizzati da mercanti e cambiavalute rinascimentali. La ragione principale della mia visita era la presenza di opere del Filipepi ma un doppio ritratto di Memling e un paio di tondi dei della Robbia si sono piacevolmente aggiunti all’elenco.

Macchiaioli a Villa Bardini

Una Primavera di Telemaco Signorini sembra poterne catturare in pieno l’atmosfera, l’aria frizzante e i due pastorelli paiono farne naturalmente parte.


Di grande impatto anche un ritratto di fanciulla di Adriano Cecioni. Sempre di Signorini Stradina fra gli olivi a Settignano, 1885 trasferisce sulla tela tutto il calore di una giornata estiva che sembra si possa percepire nelle pietre del muro che costeggia il viottolo.

Il naturalismo di Giovanni Fattori si manifesta nella Contadina fra i pioppi  in maniera tale da suggerire che la figura umana sia una istanza della natura – e ne faccia organicamente parte – in modo non diverso dai fusti dei pioppi il cui colore è ripreso dalla veste della contadina, mentre una sorta di mantello richiama il bruno della terra.


Meno bella e molto più leziosa la tela di analogo soggetto di Lorenzo Gelati Figura fra i pioppi, dove però quest’ultima appare molto più "in posa".




A proposito di Firenze, immancabile la sosta a Orsanmichele con lo straordinario tabernacolo: le formelle con Virtù e storie di Maria sono di ammirevole delicatezza. Altrettanto immancabile e insostenibile la coda agli Uffizi sostituita dall'ennesima visita ad una chiesa, S. Maria Novella, che è un piccolo museo. Gli affreschi del Ghirlandaio sono una mirabile sintesi di grazia, perfezione formale, perizia coloristica il tutto contraddistinto da inarrivabile eleganza. Il Crocefisso del Brunelleschi richiama inevitabilmente il divertente aneddoto vasariano e quello di Giotto ne dimostra una volta di più la grandezza. Cito en passant un lavabo dei della Robbia e, naturalmente, la Trinità del Masaccio: hai voglia a vederlo infinite volte riprodotto nei libri, l’impatto dell’opera reale è tutt’altra cosa.