venerdì 30 settembre 2011

Artemisia Gentileschi Storia di una passione

Betsabea: l’azzurro della veste dell’ancella e il suo incantevole profilo – che più non si ritrova in una tarda replica del periodo napoletano – fa passare in secondo piano le pur ammirevoli forme di Betsabea, un procace trionfo di candide carni che illuminano la tela, candore sapientemente accentuato dai toni scuri degli abiti delle altre serve e dalla pelle nera di una di esse, a maggior contrasto.
Apprezzabile anche una suonatrice di liuto quanto mai caravaggesca e un autoritratto, nella stessa veste, che ci offre una sensuale testimonianza della opulenta bellezza dell’artista e del suo talento come musicista. Non da meno un altro autoritratto che la rappresenta come una sensuale maddalena drappeggiata in uno spettacolare abito giallo dipinto su foglia d’oro. Dubito che la tela possa ispirare pensieri virtuosi. Nella fase finale della sua carriera vengono riproposti taluni soggetti (p. es. Giuditta e Oloferne) ma con una ambientazione notturna che richiama Georges de la Tour.